Silvia
Il mio incontro con i Timoria è recentissimo: circa un anno fa.
Il tutto è cominciato con un suggerimento dato tempo addietro da un amico circa un cd da comperare.
Il suggerimento riguardava "Storie per vivere", comunemente considerato un disco facile, forse perchè lui riteneva che per iniziarmi ai Timoria non si dovesse cominciare dal pesante. In effetti aveva ragione. L'iniziazione avrebbe avuto ottimi effetti.
In realtà però io non seguii subito il suo consiglio: il nome Timoria mi era familiare ma non avevo neanche presente le loro facce, per non parlare della loro musica. Ritenevo fosse qualcosa di ostico, roba alternativa, da iniziati. Per cui fui molto sollevata quando nel negozio di dischi mi dissero di non avere quel cd: mi ritenni assolta dalla responsabilità morale di acquistarlo e seguire il consiglio dispensatomi con molta buona volontà dall'amico iniziatore.
Qualche mese dopo su Mtv cominciò a passare un brano dal sound suggestivo. Titolo: "Sole spento".
Ma erano loro, i Timoria!
Ecco chi erano. Incuriosita comprai El Topo Grand Hotel e, non da subito ma dopo qualche ascolto, lo trovai bello, non esaltante ma bello. Il mio amico mi informò che quell'album era molto diverso dalle cose fatte fin lì dai Timoria, e che non mi poteva dare un'idea di cosa era stato precedentemente il loro sound. Contemporaneamente era uscito l'album di Renga e comprai anche quello. Molto più facile da ascoltare, mi conquistò anche per la voce senza dubbio splendida.
Poi l'«amico» scomparve lasciando un grande vuoto e io, nel tentativo di riempirlo, andai alla ricerca di un surrogato, di quel cd che mi aveva indicato mesi prima. Lo trovai e fu una folgorazione.
Lo so lo so! Non sarà il massimo per palati fini, ma io lo amai. Era rock, era "rabbia ed allegria", era la prima volta che ascoltassi musica italiana così energica, che mi ispirava tanta partecipazione, a me esterofila convinta. Lo divorai e corsi a comprare gli altri. Prima "Ritmo e dolore" con tutti i suoi riferimenti «colti» e la sua poesia. Poi fu la volta di "Viaggio senza vento".
Sapevo che quello era considerato il capolavoro dei Timoria e lo affrontai con una certa apprensione. Mi sarebbe piaciuto? O lo avrei trovato difficile? Dopo un normale periodo di riscaldamento l'album mi conquistò. Era davvero super e al confronto Storie per vivere si ridimensionava. Non avevo idea di cosa fosse un concept album e questo era decisamente bello. E poi quel viaggio, quel «corpo in catene ma libere le idee», quella lotta per diventare un guerriero, tutto sembrava parlare di quello che sentivo io, solo che Omar Pedrini lo diceva molto meglio di me.
Da quel momento ho completato la collezione (l'ultimo cd "Colori che esplodono" l'ho comprato la settimana scorsa) e sono diventata una fan dei Timoria, dispiaciuta di averli conosciuti così tardi, troppo tardi per vederli all'opera con Renga e con la sua voce che non si limitava solo a cantare ma recitava le canzoni. Li ho anche visti dal vivo per la prima volta ad agosto e penso di aver assistito al mio primo vero concerto degno di tale nome.
Insomma l'«amico» è passato ma i Timoria sono restati. Mi ha lasciato davvero un bel dono. Ora sono una neofita, entusiasta ed avida, e i Timoria mi accompagnano spesso e spero che continueranno a farlo.
Silvia, 16 settembre 2002

